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Il nome parla chiaro: Manifesto. In questa concept è scritto il futuro di Dacia, che va interpretato dai messaggi sottesi a una dune buggy che sembra uscita dal film Transformers. Una vettura squadrata come un cubo di Rubik, avveniristica nelle linee, furbissima in alcune trovate (alcune pronte per la produzione di serie, altre no). Con questo prototipo - che non intende anticipare alcun modello venturo - il brand del gruppo Renault dà una forma plastica ai valori del proprio domani. Comunicando, anzitutto, di voler tenere fede ai propri capisaldi: vocazione off-road (quindi, anche trazione integrale) e accessibilità, che si tradurrà non in un approccio low-cost ma nel miglior rapporto qualità prezzo, offrendo al cliente ciò che è realmente essenziale (per lui). A ciò si accompagnerà un salto di qualità nel design - aspetto che, come sottolineano dalla Casa, non comporta un costo -, una liason ancor più stretta con lo stile di vita outdoor (sempre più in voga, dopo la pandemia) e un approccio costruttivo intelligentemente ecosostenibile, fatto di materiali riciclati e riciclabili, ma anche di contenimento delle masse, per ridurre l’impatto sull’ambiente e ricorrere all’elettrificazione solo quel tanto che basta (per gravare meno sui prezzi). Questi punti fermi sono riassunti dal costruttore in tre sintetici motti: “essential but cool”, “robust & outdoor”, “eco-smart”.
Dacia Manifesto: il futuro prende forma
Che sorpresa! È la Dacia che non t’aspetti, la Manifesto: cattura lo sguardo, sorprende. Eppure, è un’auto estremamente minimalista. Non ha porte, né parabrezza, né finestrini, per mettere chi guida a contatto il più stretto possibile con la natura. Al frontale c’è un faro solo, che si stacca e diventa una torcia. Le gomme sono airless, senz’aria: non si bucano e, perciò, non serve averne una di scorta. Nell’abitacolo, la plancia è fatta di sughero e puoi fissarci delle foto ricordo con una puntina, come sulla bacheca di casa. I display digitali che vanno tanto di moda? Non pervenuti, se si eccettua la strumentazione. L’infotainment è una cartina di tornasole della filosofia progettuale essenzialista: sfrutta lo smartphone e l’app Media Control della Casa. Questa soluzione costituirà l’offerta multimediale entry-level sui futuri modelli (lo è già sulla Sandero), un gradino sotto il display e due sotto il display con navigazione integrata.
Pronta per l'avventura. Se il design riprende ed enfatizza il look tutto spigoli della Bigster, senza trascurare, nel frontale, il family feeling con la gamma attuale, da poco ristilizzata con il nuovo emblema Dacia Link, il resto del progetto è una costante ridefinizione dell’essenzialità. La Manifesto, però, è anche una miniera di spunti e soluzioni innovative. Al tetto, un meccanismo di paratie ripiegabili e lacci (da ancorare ai fori delle sponde) permette di fissare il carico secondo un principio non dissimile a quello delle barre "flessibili" (cioè orientabili in senso trasversale o longitudinale a seconda del bisogno) già viste sulla Stepway. Ma ovunque ti giri, scopri un’idea. Al posteriore, per esempio, non c’è un bagagliaio tradizionale, ma due contenitori che hanno l’aria di due borse da moto. E mentre uno è un classico vano (portatile), il secondo contiene una batteria pronta ad alimentare qualsivoglia aggeggio vogliamo portarci appresso: magari degli strumenti da lavoro da utilizzare su quello che, al posto del classico cofano posteriore, si configura come un vero e proprio piano da lavoro mobile.
Sulla prossima Duster alcuni sviluppi. Non tutto troverà uno sbocco nella produzione di serie a stretto giro di posta. Qua e là, tuttavia, la concept offre piccoli assaggi di quel che troveremo nella nuova Duster, attesa nel 2024. L’esempio più fresco è YouClip, un sistema di fissaggio di oggetti alla plancia per personalizzare l’auto attaccando accessori intercambiabili, che possono essere portati fuori dall’auto e trasferiti da un modello all’altro. La terza generazione della Suv sarà anche la prima Dacia a montare, negli esterni, parti a vista fatte di plastica per il 20% riciclata. Si tratta di una materiale già utilizzato sulla concept Bigster (per i parafanghi), che la Casa ha brevettato e denominato Starkle: è resistente ai graffi ma anche più piacevole da vedere per la sua particolare resa estetica, caratterizzata da puntini luminosi. I sedili della Manifesto, poi, sono lavabili con la canna e rivestiti da coperture che all’occorrenza si trasformano in sacchi a pelo; non sappiamo ancora se queste caratteristiche verranno ripresa in toto dalla Duster, ma – come ci hanno anticipato quelli di Dacia – da lì nasce l’ispirazione per alcune novità che riguarderanno i tappetini e i rivestimenti dei sedili proposti in un pacchetto di personalizzazione dalla vocazione spiccatamente “outdoor”, denominato Extreme, che in futuro verrà proposto trasversalmente su tutta la gamma Dacia.
Il ceo di Dacia, Denis Le Vot
Le Vot: “Le auto stanno diventando un lusso”. La Manifesto, insomma, incarna e ridefinisce i valori di un marchio in evoluzione, che punta a realizzare auto desiderabili non solo per il prezzo ma anche per il design, pensate per chi ama la vita all’aria aperta e realizzate con un occhio alla sostenibilità: valori in cui i clienti possano riconoscersi, preferendo le vetture Dacia a quelle della concorrenza. Questo passaggio avviene in uno scenario non facile, in cui i prezzi dei materiali aumentano di giorno in giorno e la transizione ecologica impone cambiamenti e regole sulle emissioni, sempre più restrittive, che rendono le auto più complesse. Tutto ciò, inevitabilmente, ha una ricaduta sui costi: perciò anche la Dacia, come tutti i costruttori, deve alzare i prezzi: “Le nostre auto sono fatte di metallo, alluminio e plastiche: non si possono fare magie” ricorda il ceo di Dacia, Denis Le Vot. “Tuttavia - puntualizza l’ad - i nostri prezzi aumenteranno probabilmente meno di quelli dei nostri competitor, perché le nostre auto sono più leggere ed essenziali: ciò significa meno metallo, meno alluminio e meno energia per produrle”. “Dacia” assicura Le Vot “rimarrà la risposta a chi cerca la migliore offerta sul mercato. Ma soprattutto - sottolinea ancora il manager francese - “sarà la miglior proposta in termini di rapporto qualità/prezzo per chi potrebbe anche permettersi auto più care, ma sceglie diversamente”. “Le auto - spiega Le Vot - sono state a lungo simboli di progresso: ora sono simboli di cambiamento. I trend in corso (elettrificazione, nuovi regolamenti, ndr) stanno trasformando le auto in un lusso. In questo contesto, sempre più persone stanno facendo scelte diverse: sono queste le persone che stiamo cercando” aggiunge il ceo, consapevole che lo scenario attuale può essere un’occasione di crescita ulteriore per il brand: “Sempre più persone arrivano da altri marchi perché questi sono diventati troppo cari”.
Si aprono nuove strade. In un quadro di costi e prezzi al rialzo, dunque, Dacia intende mantenere la distanza esistente fra sé e la concorrenza, per rimanere accessibile anche alla sua clientela tradizionale. Allo stesso tempo, il piano Renaulution ha liberato il potenziale del marchio, che punta ad espandersi. Prima in nuovi segmenti, poi ampliando la gamma modelli: “Con l’arrivo di Luca De Meo alla guida del gruppo Renault si è deciso che la Dacia non farà solo auto di segmento B, e perciò siamo andati nel C con la Bigster. Nuove tipologie di carrozzeria? Se ne parlerà più avanti”, spiega Le Vot. I prossimi passi, per la Casa, saranno l’introduzione dell’ibrido sulla Jogger (2023) e, nel 2024, il lancio della nuova Duster, che ben incarnerà la rinnovata filosofia di marca introdotta dalla concept Manifesto: “Avendo, in futuro, la doppia scelta tra Duster e la Bigster, la Duster resterà fedele alla sua formula, ma il design sarà stupefacente” garantisce l’amministratore delegato, ribadendo nuovamente un concetto chiave: “Come ripetiamo sempre, il design non ha costo”.
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